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Milano, Castello Sforzesco - Andrea Appiani, Amore che tempra la freccia

Andrea Appiani
(Milano, 1754 - Milano, 1817)
Amore che tempra una freccia
cartone preparatorio per affresco
inchiostro bruno a pennello, carboncino e sfumino su carta, mm 930 x 1070
Milano, Castello Sforzesco, Civiche raccolte grafiche e fotografiche, inv. agg. 770

Introduzione
Il restauro del cartone preparatorio per affresco di Andrea Appiani Amore che tempra la freccia (2009- 2011) è stato realizzato grazie all’intervento del Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo e l’impostazione del progetto conservativo è stata concordata con la Soprintendenza del Castello Sforzesco di Milano e con la direzione del Civico Gabinetto dei Disegni.

Nell’ambito di un riordino sistematico dell’intero complesso di cartoni dell’artista all'interno dei musei cittadini di Milano, l'OPD ha condotto finora una quindicina di interventi e, tra il 1996 e il 1997, ha restaurato i cartoni conservati a Villa Reale raffiguranti il Carro di Apollo, preparatorio per l’affresco di un soffitto di Casa Sannazzaro a Milano, e un Putto volante, per un affresco di casa Moriggia a Balsamo.

L'intervento di restauro sul cartone Amore che tempra la freccia si è reso necessario per salvaguardare l’integrità storica, estetica e strutturale dell’opera, nonché per permetterne la corretta e completa fruizione al pubblico. La principale problematica conservativa riguardava il tipo di montaggio che nel tempo aveva causato danni strutturali, limitando tra l'altro la completa lettura della composizione. L'intervento ha previsto la pulitura e distensione dell'opera, l'integrazione materica e pittorica delle zone macchiate, lacere o mancanti e l'adozione di un nuovo sistema di montaggio completamente rimovibile all’occorrenza.

Storia
La convinzione che lo studio dei disegni preparatori per grandi decorazioni avesse un ruolo formativo fondamentale nello sviluppo accademico di ogni giovane artista, fece maturare in Appiani la ferma idea di destinare dal 1806 alcuni suoi cartoni all’Accademia di Brera. Fu così che nel corso dell’Ottocento numerosi esemplari, che circolavano in collezioni private, confluirono a Brera e alla Raccolta dei Disegni del museo civico milanese. Gran parte di essi sono oggi riuniti nella Galleria d’Arte Moderna di Villa Reale in un allestimento che prevede l’esposizione permanente delle opere cartacee. Diversamente da queste, Amore che tempra la freccia (mm 1070 x 930, inv. Agg. 770) è rimasto nella raccolta del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco a documentare un momento cruciale nella storia del disegno tra Sette e Ottocento, segnando tra l'altro la piena affermazione dell’artista tra il 1792 e il 1795.

Come emerso dagli studi di Arnalda Dallaj, il cartone in questione è stato eseguito per un affresco a finto bassorilievo, oggi purtroppo fortemente alterato da ridipinture, dipinto sulla volta di un soffitto di palazzo Corio-Casati in via San Paolo, oggi staccato e conservato nella Collezione d’Arte della Banca Popolare di Milano. Tale cartone è da considerarsi un documento di notevole interesse al fine di comprendere la prassi grafica, funzionale ai dipinti murali nel periodo prenapoleonico, in una fase precoce della carriera dell’artista. L’uso dello ‘spolvero’ in effetti non trova riscontro nei cartoni appianeschi più tardi e anche l’insolita essenzialità del segno grafico e la ripassatura a pennello e pigmento liquido sul carboncino sono chiare indicazioni di come il giovane pittore fosse ancora alla ricerca di una propria cifra stilistica originale.

Il cartone rappresenta il giovane dio in posa plastica mentre, con il braccio destro proteso verso l’alto pronto a scagliarsi sull’incudine, è intento a forgiare il suo infallibile dardo. Accanto Venere, spettatrice attenta ed assorta, si volge verso di lui con il volto appoggiato al braccio, mentre pensosa attende che Amore termini la sua opera. Sia per il soggetto, più volte affrontato dall’Appiani nel corso degli anni Ottanta, sia per l’uso dello spolvero, tecnica utilizzata dall’artista solo negli anni giovanili, anche questo cartone è stato giustamente riferito alla prima produzione del pittore, confermandosi quale documento di notevole interesse per comprendere il suo iter creativo.

Tecnica esecutiva
Amore che tempra la freccia è un cartone preparatorio per affresco eseguito su carta cerulea e composto da 6 fogli incollati lungo il perimetro. La tecnica di realizzazione ha previsto l’impiego di carbone e di un pigmento bruno dato a pennello. Perimetralmente è stata eseguita una riquadratura della composizione realizzata a matita rossa. Lungo le linee di disegno a pennello si possono inoltre rintracciare chiare e precise tracce di foratura, utilizzate per eseguire lo ‘spolvero’ della composizione su una nuova superficie.

Stato di conservazione e cause di degrado
Il montaggio storico dell’opera prevedeva la foderatura del cartone con una sottile tela di canapa e l’ancoraggio perimetrale di carta e tela ad un telaio ligneo. Tale montaggio ha comportato il “rimbocco” del perimetro della carta intorno al telaio, provocando la conseguente distruzione e perdita di porzioni di carta. Posteriormente la tela era schermata da carte cerulee da rifodero, incollate tra loro e allo stesso telaio. L’opera risultava inserita all’interno di una cornice di legno. La mancanza di un vetro protettivo anteriore ha comportato nel tempo un notevole accumulo di polvere e la foderatura ha indotto la deformazione di ampie porzioni di carta.

Intervento
Il cartone è stato smontato dal telaio originale in modo da eseguire la pulitura superficiale del verso e del recto. I lembi di carta ripiegati intorno alle traverse lignee sono stati distesi e consolidati. È stata poi rimossa la tela di foderatura ed eliminato l’adesivo presente sul verso, in modo da riportare alla luce i segni dello spolvero schermati dal collante degradato. Il cartone è stato sottoposto a un blando e graduale tensionamento, eseguito con il metodo dei ‘falsi margini’. Le mancanze sul supporto cartaceo e gli strappi perimetrali sono stati integrati con carta e velina giapponese, i fori lasciati dai chiodi sono stati colmati con polvere di cellulosa e le integrazioni in carta sono state portate a tono con un ritocco pittorico a velature. Anche il telaio, la cornice e le carte cerulee di protezione sono stati recuperati quali significative testimonianze storiche e museografiche.

Le fasi dell’intervento
• Smontaggio dell’opera dal telaio originale
• Distensione dei margini ripiegati sulle traverse del telaio e pulitura a secco dell’opera
• Rimozione della tela di foderatura e pulitura a secco del verso dall’adesivo ormai depolimerizzato
• Umidificazione del cartone con Goretex© e tensionamento graduale dell’opera mediante il metodo dei “falsi margini” di carta giapponese
• Integrazione delle lacune con carta giapponese e con polvere di cellulosa, per i fori più piccoli
• Ritocco pittorico delle lacune
• Progettazione di un sistema di montaggio costituito da un nuovo telaio ligneo su cui è stato applicato un pannello di Carton plume, foderato di carta giapponese. Su di esso, anteriormente, è stato fissato il cartone mediante falsi margini
• Restauro del vecchio telaio e suo inserimento nel nuovo telaio mediante un sistema di viti e chiodi facilmente rimovibili
• Inserimento dell’opera, munita di passe-partout in cartone durevole per la conservazione, all’interno della cornice, restaurata e dotata di vetro antiriflesso

Organigramma
• OPD: Marco Ciatti (soprintendente); Cecilia Frosinini (direttore Storico-Artistico del Settore Restauro Disegni e Stampe); Letizia Montalbano (direttore Tecnico del Settore Restauro Disegni e Stampe); Sara Micheli (restauratrice, diplomata SAF OPD); Fabrizio Cinotti (fotografo OPD); indagini scientifiche: Andrea Cagnini, Carlo Galliano Lalli, Giancarlo Lanterna, Monica Galeotti, Maria Rizzi, Isetta Tosini (Laboratorio Scientifico dell’OPD).
• Castello Sforzesco (MI): Arnalda Dallaj (studiosa ed ex Soprintendente del Civico Gabinetto dei Disegni); Francesca Rossi (Soprintendente del Civico Gabinetto dei Disegni).

Indagini diagnostiche 
Analisi scientifiche, a cura del Laboratorio scientifico dell’OPD

  • Spettrofotometria FT-IR - M. Rizzi, A. Cagnini
  • Analisi SEM - A. Cagnini
  • Indagini stratigrafiche - C.G. Lalli
  • Test di Microanalisi - C.G. Lalli

Analisi fotografiche, a cura del Laboratorio Fotografico dell’OPD

  • Riflettografia IR – F. Cinotti


Bibliografia

  • L. Lamberti, Descrizione del dipinto a buon fresco eseguito nella Reale Villa di Milano dal sig. Cavaliere Andrea Appiani primo pittore di S.M.I.E.R., Parma 1811
  • V. Forcella, Guida della Galleria d’arte moderna nel Castello Sforzesco, Milano 1903
  • M.G. Borghi, I disegni di Appiani nell’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano, Milano 1948
  • A. Ottino Della Chiesa, voce Appiani, Andrea, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 3, Roma 1961
  • Andrea Appiani pittore di Napoleone (1745-1817), catalogo della mostra (Milano, Galleria d’Arte Moderna, dicembre 1969 – gennaio 1970), a cura di M. Garberi, M. Valsecchi, Milano 1969
  • G. L. Mellini, Apologia di Appiani, in "Labyrinthos", 3-4 (1983), pp. 208-239
  • G. B. Sannazzaro, Affreschi di Appiani a Milano prima dell'avvento di Napoleone, in "Labyrinthos", 25-26 (1994), pp. 143-181
  • A. Zanchi, Andrea Appiani, Bologna 1995
  • G. Beretta, Le opere di Andrea Appiani: commentario (1848), Rist. anastatica a cura di R. Cassanelli, Silvana, Cinisello Balsamo 1999
  • Canova e Appiani alle origini della contemporaneità, catalogo della mostra (Monza, Museo Civico, 30 aprile – 25 luglio 1999), a cura di R. Barilli, con la collaborazione di M. Guderzo e A. Zanchi, Milano 1999
  • F. Leone, Andrea Appiani e il primato dell'affresco, in Ottocento lombardo. Arti e decorazioni, a cura di F. Mazzocca, Skira, Milano 2006, pp. 73-89
  • M. Fratelli, La formazione delle raccolte della Galleria d’Arte Moderna: l’identità civica della collezione, in La Galleria d’Arte Moderna e la Villa Reale di Milano, a cura di Fernando Mazzocca, Milano 2007, p. 46
  • I fasti di Napoleone nelle incisioni tratte dai monocromi di Andrea Appiani, a cura di L. Brambilla, M. Corradini, G. Motta, Rudiano (Bs) GAM Ed., 2008
  • A. Dallaj, L’esposizione al pubblico del cartone di Andrea Appiani “Amore che tempra la freccia”, in “Rassegna di studi e di notizie”, XL, 2013, n. 36, pp. 149-178
  • F. Rossi, Il restauro del cartone preparatorio per affresco di Andrea Appiani, “Amore che tempra la freccia”, del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano (2009-2011), in “Rassegna di studi e notizie”, XL, 2013, n. 36, pp. 179-203