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Andrea Appiani, Amore che tempra la freccia

Cartone preparatorio per affresco.

Milano, Castello Sforzesco, Gabinetto dei Disegni 

 

Introduzione

Il restauro del cartone preparatorio per affresco di Andrea Appiani Amore che tempra la freccia (2009- 2011) è stato realizzato grazie all’intervento del Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo e l’impostazione del progetto conservativo è stata concordata con la Soprintendenza del Castello Sforzesco di Milano e con la direzione del Civico Gabinetto dei Disegni.

Nell’ambito di un riordino sistematico dell’intero complesso di cartoni dell’artista all'interno dei musei cittadini di Milano, l'OPD ha condotto finora una quindicina di interventi e, tra il 1996 e il 1997, ha restaurato i cartoni conservati a Villa Reale raffiguranti il Carro di Apollo, preparatorio per l’affresco di un soffitto di Casa Sannazzaro a Milano, e un Putto volante, per un affresco di casa Moriggia a Balsamo.

L'intervento di restauro sul cartone Amore che tempra la freccia si è reso necessario per salvaguardare l’integrità storica, estetica e strutturale dell’opera, nonché per permetterne la corretta e completa fruizione al pubblico. La principale problematica conservativa riguardava il tipo di montaggio che nel tempo aveva causato danni strutturali, limitando tra l'altro la completa lettura della composizione. L'intervento ha previsto la pulitura e distensione dell'opera, l'integrazione materica e pittorica delle zone macchiate, lacere o mancanti e l'adozione di un nuovo sistema di montaggio completamente rimovibile all’occorrenza.

Organigramma

  • OPD: Marco Ciatti (soprintendente); Cecilia Frosinini (direttore Storico-Artistico del Settore Restauro Disegni e Stampe); Letizia Montalbano (direttore Tecnico del Settore Restauro Disegni e Stampe); Sara Micheli, (restauratrice, diplomata SAF OPD); Fabrizio Cinotti (fotografo OPD); indagini scientifiche: Andrea Cagnini, Carlo Lalli, Giancarlo Lanterna, Monica Galeotti, Maria Rizzi, Isetta Tosini (Laboratorio Scientifico dell’OPD).
  • Castello Sforzesco (MI): Arnalda Dallaj (studiosa ed ex Soprintendente del Civico Gabinetto dei Disegni); Francesca Rossi (Soprintendente del Civico Gabinetto dei Disegni).

Storia

La convinzione che lo studio dei disegni preparatori per grandi decorazioni avesse un ruolo formativo fondamentale nello sviluppo accademico di ogni giovane artista, fece maturare in Appiani la ferma idea di destinare dal 1806 alcuni suoi cartoni all’Accademia di Brera. Fu così che nel corso dell’Ottocento numerosi esemplari, che circolavano in collezioni private, confluirono a Brera e alla Raccolta dei Disegni del museo civico milanese. Gran parte di essi sono oggi riuniti nella Galleria d’Arte Moderna di Villa Reale in un allestimento che prevede l’esposizione permanente  delle opere cartacee. Diversamente da queste Amore che tempra la freccia (mm 1070 x 930, inv. Agg. 770) è rimasto nella raccolta del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco a documentare un momento cruciale nella storia del disegno tra Sette e Ottocento, segnando tra l'altro la piena affermazione dell’artista tra il 1792 e il 1795.

Come emerso dagli studi di Arnalda Dallaj, il cartone in questione è stato eseguito per un affresco a finto bassorilievo, oggi purtroppo fortemente alterato da ridipinture, dipinto sulla volta di un soffitto di palazzo Corio-Casati in via San Paolo ed ora conservato nella Collezione d’Arte della Banca Popolare di Milano. Tale cartone è da considerarsi un documento di notevole interesse al fine di comprendere la prassi grafica, funzionale ai dipinti murali nel periodo prenapoleonico, in una fase precoce della carriera dell’artista. L’uso dello ‘spolvero’ in effetti non trova riscontro nei cartoni appianeschi più tardi e anche l’insolita essenzialità del segno grafico e la ripassatura a pennello e pigmento liquido sul carboncino sono chiare indicazioni di come il giovane pittore fosse ancora alla ricerca di una propria cifra stilistica originale.

Tecnica esecutiva

Amore che tempra la freccia è un cartone preparatorio per affresco eseguito su carta cerulea e composto da 6 fogli incollati lungo il perimetro. La tecnica di realizzazione ha previsto l’impiego di carbone e di un pigmento bruno dato a pennello. Perimetralmente è stata eseguita una riquadratura della composizione realizzata a matita rossa. Lungo le linee di disegno a pennello si possono inoltre rintracciare chiare e precise tracce di foratura, utilizzate per eseguire lo ‘spolvero’ della composizione su una nuova superficie.

Stato di conservazione e cause di degrado

Il montaggio storico dell’opera prevedeva la foderatura del cartone con una sottile tela di canapa e l’ancoraggio perimetrale di carta e tela ad un telaio ligneo. Tale montaggio ha comportato il “rimbocco” del perimetro della carta intorno al telaio, provocando la conseguente distruzione e perdita di porzioni di carta. Posteriormente la tela era schermata da carte cerulee da rifodero, incollate tra loro e allo stesso telaio. L’opera risultava inserita all’interno di una cornice di legno. La mancanza di un vetro protettivo anteriore ha comportato nel tempo un notevole accumulo di polvere e la foderatura ha indotto la deformazione di ampie porzioni di carta.

Intervento

Il cartone è stato smontato dal telaio originale in modo da eseguire la pulitura superficiale del verso e del recto. I lembi di carta ripiegati intorno alle traverse lignee sono stati distesi e consolidati. È stata poi rimossa la tela di foderatura ed eliminato l’adesivo presente sul verso, in modo da riportare alla luce i segni dello spolvero schermati dal collante degradato. Il cartone è stato sottoposto a un blando e graduale tensionamento, eseguito con il metodo dei ‘falsi margini’. Le mancanze sul supporto cartaceo e gli strappi perimetrali sono stati integrati con carta e velina giapponese, i fori lasciati dai chiodi sono stati colmati con polvere di cellulosa e le integrazioni in carta sono state portate a tono con un ritocco pittorico a velature.

Anche il telaio, la cornice e le carte cerulee di protezione sono stati recuperati quali significative testimonianze storiche e museografiche.

Bibliografia

  • L. LAMBERTI, Descrizione del dipinto a buon fresco eseguito nella Reale Villa di Milano dal sig. Cavaliere Andrea Appiani primo pittore di S.M.I.E.R., Parma 1811.
  • V. FORCELLA, Guida della Galleria d’arte moderna nel Castello Sforzesco, Milano 1903.
  • G. L. MELLINI, Apologia di Appiani, in "Labyrinthos", 3-4 (1983), pp. 208-239.
  • G. B. SANNAZZARO, Affreschi di Appiani a Milano prima dell'avvento di Napoleone, in "Labyrinthos", 25-26 (1994), pp. 143-181.
  • G. BERETTA, Le opere di Andrea Appiani: commentario (1848), Rist. anastatica a cura di R. Cassanelli, Silvana, Cinisello Balsamo 1999.
  • F. LEONE, Andrea Appiani e il primato dell'affresco, in Ottocento lombardo. Arti e decorazioni, a cura di F. Mazzocca, Skira, Milano 2006, pp. 73-89.
  • F. LEONE, Andrea Appiani e il primato dell’affresco, in Ottocento lombardo. Arti e decorazioni, a cura di Fernando Mazzocca, Milano 2006, pp. 73-89.
  • M. FRATELLI, La formazione delle raccolte della Galleria d’Arte Moderna: l’identità civica della collezione, in La Galleria d’Arte Moderna e la Villa Reale di Milano, a cura di Fernando Mazzocca, Milano 2007,  p. 46.
  • I fasti di Napoleone nelle incisioni tratte dai monocromi di Andrea Appiani, a cura di L. BRAMBILLA, M. CORRADINI, G. MOTTA, Rudiano (Bs) GAM Ed., 2008.
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