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Vecchi e nuovi restauri su un gruppo di “Arretina vasa” dal Museo Archeologico Nazionale di Arezzo

18/02/2020

Museo Archeologico Nazionale di Arezzo

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“Vecchi e nuovi restauri su un gruppo di “Arretina vasa” dal Museo Archeologico Nazionale di Arezzo”  A cura di Roberto Bonaiuti, Chiara Fornari e Anna Patera dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze

All'interno della rassegna PERCORRENDO L’ANTICHITÀ 2019-2020 – IV edizione presso il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” e anfiteatro romano di Arezzo

Sabato 22 febbraio 2020 alle ore 16.30 la rassegna “Percorrendo l’Antichità” prosegue con un nuovo appuntamento dedicato alla terra sigillata aretina (i "vasi corallini"), una delle
produzioni ceramiche più diffuse e note nel mondo antico, che fece la fortuna di Arretium e che, dall'antichità ai giorni nostri, non hai mai smesso di destare interesse e meraviglia per
la sua eccezionale fattura. L’incontro, dal titolo “Vecchi e nuovi restauri su un gruppo di “Arretina vasa” dal Museo Archeologico Nazionale di Arezzo”, sarà curato da Roberto Bonaiuti, Chiara Fornari e Anna Patera dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e presenterà, in particolare, gli esiti dell'intervento di restauro eseguito su alcune coppe e matrici che, nell'occasione, saranno nuovamente esposte.
L'appuntamento è dedicato alla storia conservativa di un consistente gruppo di ceramiche sigillate aretine (i celebri Arretina vasa o “vasi corallini”) appartenenti alla collezione del Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate di Arezzo e mette a confronto le scelte adottate in due diversi interventi di restauro avvenuti a distanza di trentacinque anni; un significativo lasso di tempo che ha consentito di valutare, con sufficiente distacco, i limiti di un materiale che all’epoca era considerato all’avanguardia.
Il primo intervento fu effettuato nel 1984 in occasione dell’allestimento della sezione dedicata alla produzione dell’officina di Marcus Perennius Bargathes. All’epoca il Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica Toscana, diretto da Pier Roberto Del Francia, aveva da poco messo a punto un materiale specifico da utilizzare per l’integrazione delle lacune. Questo materiale, costituito da una miscela di cere, gesso ed ossidi usati come coloranti, si caratterizzava per la facilità di lavorazione e l’estrema reversibilità, requisito, quest’ultimo, che in seguito ne ha evidenziato i limiti e decretato il declino.
Nel corso degli anni successivi i vasi della collezione aretina, come molti altri reperti integrati con questa metodologia, hanno necessitato di frequenti interventi di ripristino a causa di distacchi o cedimenti delle integrazioni. Queste operazioni eseguite nel corso degli anni, via via che se ne presentava la necessità, hanno messo in evidenza l’esigenza di un intervento più organico che restituisse l’indispensabile stabilità ed omogeneità ai vasi esposti.
Nel 2018, grazie ad un accordo di collaborazione fra la Direzione regionale Musei della Toscana e l’Opificio delle Pietre Dure, è stato possibile avviare un articolato programma d’intervento su tutti i reperti di questa classe ceramica, che all'epoca di Mecenate e di Augusto rese famosa Arretium in tutto il territorio romano e oltre. ​
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Pubblicato da Museo Archeologico Nazionale "Gaio Cilnio Mecenate" e Anfiteatro di Arezzo su Martedì 18 febbraio 2020