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L’Opificio accoglie la Vittoria alata di Brescia

12/07/2018

Firenze, Opificio delle Pietre Dure

OPD_Vittoria_alata

Giovedì 12 luglio 2018, la statua bronzea della Vittoria alata è arrivata all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per il programmato intervento di restauro, le cui modalità di attuazione sono state definite da un accordo operativo sottoscritto da Fondazione Brescia Musei, Comune di Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia e Opificio.

Scoperta nel luglio del 1826, si tratta di uno dei pochi bronzi di grandi dimensioni conservatosi sino ai nostri giorni. Riproduce una figura femminile, identificata con la dea romana della Vittoria, rappresentata nell’atto di scrivere il nome del vincitore su di uno scudo, ora mancante.

La presenza di questo straordinario bronzo a Brescia sembra legata al dono che potrebbe avere fatto alla città dopo il 69 d.C. l’imperatore Vespasiano, come ex voto per il successo militare ottenuto tra Brescia e Cremona sugli eserciti rivali di Ottone e Vitellio. Studi recenti sembrano propendere per un’attribuzione dell’opera a maestranze operanti in età giulio-claudia.

Il trasferimento della statua a Firenze è stato preceduto da una serie di indagini scientifiche e sopralluoghi, svolti dai tecnici dell’Opificio, durante i quali è stato possibile studiare anche la struttura interna di sostegno, a cui si agganciano le ali e le braccia, realizzata in occasione dell’intervento di restauro ottocentesco.

Il sistema, che ha garantito fino ad oggi la stabilità e la completa godibilità della statua, non sembra più in grado di assicurare la propria funzione primaria in assoluta sicurezza e pertanto dovrà esserne studiata la rimozione e la sostituzione.

Ulteriori indagini scientifiche realizzate recentemente hanno guidato gli esperti nella programmazione del trasporto avvenuto nelle migliori condizioni di sicurezza per non arrecare danno al delicatissimo bronzo.

La scansione 3D della statua, effettuata per consentire la digitalizzazione ad alta risoluzione delle superfici bronzee e l’archiviazione dei dati del restauro, ha consentito la creazione di una controforma dal negativo della scansione. Questo “guscio” è stato eseguito in più parti in modo da sostenere il corpo della statua e proteggerla durante il suo viaggio. Con la stessa modalità sono state protette ali e braccia.

L’opera e le sue parti sono state poi imballate in doppia cassa, ognuna delle quali opportunamente ammortizzata. All’interno di ogni cassa sono stati posti dispositivi altamente tecnologici che dal momento dell’imballo a Brescia sino all’arrivo in Opificio hanno registrato umidità, temperatura ed eventuali cambiamenti di posizione, urti, nonché accelerazioni.

A Firenze, la Vittoria ha trovato ad attenderla un ambiente appositamente allestito e una squadra di esperti interni dell’Opificio (restauratori, archeologi, storici dell’arte, chimici) che la seguiranno nel lungo percorso del restauro, insieme con gli specialisti delle Istituzioni bresciane.