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L’Assalto finale a Gerusalemme

L’Assalto finale a Gerusalemme
Date Restauro: 2008 - 2013
G.R.12543
Manifattura: franco-fiamminga (Tournai)
Cartonista: Maestro di Coëtivy
Epoca: ca.1480
Materiali: lana e seta
Misure: 432 x 402 cm
Provenienza: Museo Nazionale del Bargello (inv. 2195 Carrand), Firenze

Direzione lavori: Clarice Innocenti
Direzione tecnica: Gianna Bacci
Restauratori: Marta Cimò, Costanza Albi, Mariangela Corallo, Paola Cortesi, Federica Favaloro, Alice Papi, Patrizia Vaggelli
Collaboratori: Marina Zingarelli, Sara Maggiali, Maria Stragapede, Martina Panuccio (stage)

Indagini scientifiche: Maria Rizzi e  Isetta Tosini (Laboratorio scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure); Primo Brachi (Laboratorio Analisi Prove e Ricerche Tessili, Prato); Maria Perla Colombini e Ilaria Degano (Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di chimica e chimica industriale); Bruno Radicati (già CNR-IFAC)

L’Assalto finale a Gerusalemme, databile intorno al 1480, proviene dalla manifattura di Tournai, allora centro di eccellenza fiammingo nella produzione di arazzi, oggi città francofona della provincia dei Valloni, in Belgio. Raro esempio in Italia della produzione arazziera antica, è giunto al Bargello con tutta la Collezione Carrand, nel 1888.

Al momento del sopralluogo nei depositi del Museo del Bargello, effettuato nel 2006 dall’équipe del Laboratorio dell’Opificio, le sue condizioni conservative apparivano molto compromesse: cucito ad una fodera rigida che ne mascherava le grandi lacune, era soggetto a gravi tensioni causate dalla fodera stessa. I colori, spenti e uniformi a causa della sporcizia accumulata, rendevano la scena scarsamente leggibile.

Individuata come argomento della tesi di diploma per due allieve della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio, l’opera è stata trasportata presso il Laboratorio di Restauro degli Arazzi, dove ha avuto luogo l’intervento finalizzato al suo recupero, iniziato nel 2008. Nel corso di quell’anno, l’arazzo è stato oggetto di studio, per ricostruirne la storia e i legami con la cultura dell’epoca, e di indagini preliminari, per conoscere la natura dello sporco accumulatosi sulle fibre, le caratteristiche dei filati e per valutare la resistenza al lavaggio delle sostanze coloranti, un’operazione quest’ultima che, eliminando lo strato di grasso e di sporco generico, ha contribuito a restituire idratazione alle fibre e leggibilità alla scena. Nello stesso periodo è iniziato anche l’intervento diretto sull’intreccio tessile dell’arazzo, consolidandone la struttura, un passaggio indispensabile per restituire leggibilità e continuità alla scena. Il consolidamento dell’Assalto finale ha fornito l’occasione perfetta per un approfondimento tecnico relativo all’uso del mélange cromatico nel restauro degli arazzi, facendo fare un salto in avanti alla ricerca nell’ambito del restauro integrativo.


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