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Camicia talismanica ottomana

Descrizione

Il manufatto, definito come “camicia talismanica” o “tunica di guerra”, aveva lo scopo di proteggere il proprietario, generalmente di rango elevato, dalle malattie e dalla cattiva sorte.

Il prezioso indumento (108 x 76 cm) era indossato a contatto con la pelle, ma talvolta si poteva trovare sotto la cotta di maglia. Presenta un taglio sartoriale che ricorda una camicia con mezze maniche, parzialmente aperta sul davanti ed è confezionato con un tessuto particolarmente sottile e presumibilmente in lino non tinto, color bianco/ecrù anch’esso decorato sia sul davanti che sul retro. La camicia ha un colletto con decorazione di influsso occidentale, a differenza delle altre “tuniche da guerra” in tipico stile mediorientale. La parte superiore della camicia risulta decorata sia sul fronte che sul retro da una stretta fascia epigrafica divisa da tanti scomparti di piccole dimensioni. Le decorazioni/iscrizioni, sono in lingua araba, in forma corsiva, elegante e raffinata, nei colori nero, rosso, blu e oro; seguono un preciso schema geometrico e a medaglioni. Sul retro, inoltre, nella parte inferiore a pochi centimetri dalla fascia verticale, si trova un’iscrizione a forma di piccolo triangolo equilatero dove viene menzionato il nome dell’esecutore e la data di realizzazione dell’opera (giugno 1650).

Stato di conservazione

Sebbene l’opera mostri un apparente stato di conservazione discreto ad una più attenta osservazione si deve constatare che il degrado materico si può definire tra cattivo e pessimo.

La struttura della cellulosa – dato che probabilmente si tratta di lino – è infatti particolarmente sensibile alle reazioni di idrolisi, fatto che ha causato una forte depolimerizzazione avvenuta nel percorso della “vita” dell’indumento. Ne sono la prova le macchie disposte su tutta l’opera.

I degradi che appaiono più evidenti ad una prima osservazione sono: consunzione da usura probabilmente causata un non adeguato immagazzinamento del tessuto, accumuli di materiale estraneo grigiastro, aloni derivanti presumibilmente dall’utilizzo o da eventi casuali, deformazioni del tessuto, lacune, viraggi di colore nelle zone caratterizzate dalle pieghe della confezione originale dell’opera (colletto, spalle, scollo).

Analisi e diagnostica

Il progetto relativo alla campagna diagnostica prevede numerose modalità di indagine ed analisi volte alla conoscenza dei materiali costitutivi, delle tecniche esecutive e di eventuali precedenti interventi di restauro. La realizzazione di una campagna analitica privilegia la possibilità di ottenere informazioni fornite dalle tecniche di indagine non invasive, a partire dalla diagnostica per immagini, che comprende un'accurata documentazione fotografica dell'opera.

Per adesso sono state condotte, compatibilmente alle problematiche legate al periodo (2020) soltanto delle indagini preliminari non invasive o micro-invasive per evidenziare la natura dei materiali costituenti l’opera:
– Spettrometria di Fluorescenza Rx (XRF) per identificare la natura di pigmenti e inchiostro;
– indagini allo stereomicroscopio e MO di un micro-campione di fibra;
– test di lugol che ha evidenziato la presenza di amido.  

Direzione dei lavori: Riccardo Gennaioli
Direzione tecnica: Giacinto Cambini           
Restauratori: Giacinto Cambini, Guia Rossignoli, Tae Nagasawa                                           

Bibliografia: “Silks for the Sultans” Ottoman Imperial garments from TOPKAPI PALACE, Published by Ertuğ & Kocabiyik, Hűlya Tezcan, Patricia L. Baker, Jennifer Wearden. Zanardi Editoriale SPA, Padova 996, pp. 228 – 248.