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Pietro Tredici, Bestia macellata. Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti

Biografia dell’autore

Piero Tredici nasce il 6 giugno 1928 a Sesto Fiorentino (Firenze) e qui trascorre tutta la sua vita privata ed artistica. Manifesta la sua attitudine ed il suo interesse verso l’arte sin dalla giovane età. Frequenta l’Istituto d’arte di Porta Romana, dove il padre lo iscrive al corso di scultura per avviarlo al mestiere di plastificatore di ceramica. Qui, dal 1940 al 1943 è allievo dello scultore fiorentino Bruno Innocenti. Successivamente, comincia a lavorare in una fabbrica di ceramica sestese per contribuire al mantenimento della propria famiglia, ma dopo quindici anni come operaio ceramista, stanco della ripetitività e della monotonia della vita di fabbrica, decide di licenziarsi e di dedicarsi completamente al mestiere di pittore.

Trascorre tutta la sua vita a Sesto Fiorentino, con la moglie Paola e la figlia Elisa, dove dipinge nell’isolamento del suo appartamento-atelier, quasi mai per commissione pubblica. Si circonda della compagnia degli amici artisti Silvio Cherubini, Oreste Colosi, Nilo Bacherini, Giuliano Pini, Salvatore Cipolla, Piero Nincheri, oltre a Fernando Farulli e Vinicio Berti.

Muore a Sesto Fiorentino il 7 agosto 2011 all’età di ottantatré anni.

 

Storia dell'opera

L’opera, Bestia macellata, è stata realizzata nel 1961 a Sesto Fiorentino, probabilmente nell’abitazione di allora del pittore, ed ha partecipato alla XIII edizione della Mostra nazionale premio del Fiorino di Firenze (1962).

Deve aver quindi viaggiato una prima volta da Sesto al Palazzo Strozzi di Firenze e, successivamente all’assegnazione del premio acquisto, è stata trasferita alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, che ne detiene la proprietà; qui è poi rimasta, conservata nei depositi dello Ieri, fino al trasferimento avvenuto nel 2015, ai laboratori della Fortezza da Basso dell’Opificio delle Pietre Dure in vista del restauro realizzato durante un progetto di tesi (SAFS A.A. 2014/2015).

Il dipinto, il cui restauro è stato ultimato nel 2015, è ancora conservato presso i depositi della Fortezza da Basso in attesa della sua ricollocazione alla Galleria d’Arte Moderna.

Il soggetto raffigurato, come suggerisce il titolo, è la parte superiore di una carcassa di bue macellata, a destra della quale compare una figura umana di profilo con un coltello in mano. I toni dominanti sono i rossi della carne e del sangue, i bianchi delle ossa, i neri ed i bruni. L’immagine della bestia al macello ricorre più volte nelle raffigurazioni giovanili di Tredici, spesso collegata a quella di Cristo in croce, di cui richiama la posizione a braccia divaricate.

 

Tecnica esecutiva

La Bestia macellata è un dipinto ad olio su pannello di compensato datato e firmato dall’artista. Il dipinto è dotato di una piccola cornice e le dimensioni complessive sono di 116,1x101,5x2,5 cm.

Il supporto è costituito da un unico pannello di compensato di pioppo formato da tre piallacci.

Al supporto sono incollati lungo tutto il perimetro dei listelli in legno di abete con funzione di telaio. Si ipotizza che Tredici abbia realizzato questo telaio sia con lo scopo di sostegno sia per maneggiare meglio il sottile supporto in compensato.

Sull’intera superficie del supporto è presente una stesura ad olio di colore bianco a base di litopone di spessore inferiore ad 1 mm. Alcune campiture presentano delle basi cromatiche: sotto le stesure di colore rosso scuro è presente un fondo costituito da bianco di titanio, mentre nella parte alta del dipinto sono presenti dei fondi scuri di colore bruno e nero-bluastro.

Gli strati pittorici presentano spessori assai diversi, in base alla tecnica ed alla modalità di stesura del colore impiegata dall’artista.

I colori ad olio sono lavorati sia su tavolozza, sia direttamente sul dipinto, secondo una complessa stratificazione di cui l’artista si è servito per creare particolari effetti cromatici e per conferire tridimensionalità e movimento. Si osservano: segni delle pennellate, spatolate, gocciolature, preparazione bianca lasciata in evidenza come “a risparmio”, grumi di colore spremuto dal tubetto direttamente sul dipinto, densi impasti di colore concentrati soprattutto sul bianco delle ossa. In alto, vicino al margine superiore, è presente una sorta di incisione verosimilmente ottenuta con l’estremità del manico del pennello. In basso a sinistra si osservano, di colore giallo, la firma dell’artista e la data dell’esecuzione dell’opera.

La tavolozza è incentrata sui toni del rosso, del bianco, del nero e dei bruni, con impiego minore di giallo e arancio.

Il legante è prevalentemente olio, sebbene pare che l’artista abbia impiegato dei coloranti, miscelati ai colori ad olio o stesi direttamente sull’opera, per ottenere particolari effetti cromatici o materici.

L’opera è priva di strati protettivi di vernice.

 

Stato di conservazione

Per quanto riguarda il supporto in compensato, le cause del degrado sono imputabili principalmente agli scambi termo-igrometrici con l’ambiente e all’esiguo spessore del pannello che infatti appariva leggermente deformato e non perfettamente planare, nonostante la presenza del telaio. Inoltre erano presenti sulla faccia frontale due fessurazioni; mentre sulla faccia tergale si sono riscontrate lacune di varia dimensione, che lasciavano intravedere la lamina centrale del compensato, e alcune stuccature, verosimilmente eseguite dall’artista, in corrispondenza di nodi e difetti del legno.

L’intera superficie pittorica era ricoperta da uno spesso strato di particolato atmosferico, ma il problema più critico era costituito dai gravi sollevamenti di colore, presenti principalmente in corrispondenza delle campiture rosse, che in molti casi lasciavano intravedere la preparazione bianca.  Si osservava inoltre una profonda craquelure e alcune piccole lacune, e lungo il margine perimetrale del dipinto quasi tutta la pellicola pittorica risultava interessata da piccoli sollevamenti e cadute dovuti alla pressione della cornice.

I numerosi sollevamenti e crettature riscontrati sul colore sono stati causati da un’anomalia nella fase di essiccamento e polimerizzazione dei colori ad olio impiegati dall’artista.

La cornice presentava un modesto attacco di insetti xilofagi, alcune abrasioni, ammaccature del legno e una frattura in corrispondenza del listello inferiore.

 

Intervento di restauro

L'intervento conservativo si è strutturato in tre parti fondamentali: la fase preliminare di messa in sicurezza per consentire il trasporto dell’opera dai depositi della GAM ai laboratori dell’Opificio, in cui, per l’entità dei sollevamenti, si è scelto di impiegare un consolidante temporaneo; la seconda parte incentarata sulla sperimentazione dei prodotti da impiegare ed infine le operazioni di restauro.

Per quanto riguarda l’intervento di restauro dopo aver opportunamente rimosso lo spesso deposito superficiale di particolato atmosferico decoeso dalla superficie pittorica si è proceduto con la fermatura che ha costituito il fulcro centrale della sperimentazione e dell’intervento. Per tale operazione è stato impiegato un adesivo sintetico termoplastico a diverse concentrazioni in base all’entità dei sollevamenti della pellicola pittorica; successivamente l’adesivo è stato riattivato mediante una pistola ad aria calda dotata di un ugello di piccolo diametro, procedendo all’abbassamento e alla modellazione delle scaglie mediante delle spatole di caucciù, che hanno permesso di adattarsi alla morfologia irregolare della superficie senza appiattirla. La fase di presa della resina è avvenuta mediante l’impiego di piccoli pesi realizzati ad hoc. Questo sistema ha consentito di mantenere l’adesivo sotto pressione durante il raffreddamento, utilizzando uno strumento che si adattasse all’eterogeneità degli spessori del colore.

Parte del deposito di particolato atmosferico risultava superficialmente coeso al film pittorico, con ogni probabilità perché inglobato dall’olio durante il suo lento processo di polimerizzazione. L’opera necessitava quindi di una blanda e superficiale pulitura, sia con scopo di migliorare la resa estetica delle cromie, sia per eliminare i materiali estranei di deposito che avrebbero potuto svolgere un’azione degradante. Si è quindi proceduto con la pulitura mediante l’impiego di una soluzione di ligroina.

Le lacune sono state integrate con uno stucco a base di solfato di bario (presente nel litopone della preparazione originale) e gomma arabica. L’integrazione pittorica è stata eseguita ad acquerello con il metodo della selezione cromatica. Non presentando in origine alcuno strato di protezione, il dipinto non è stato verniciato.

Per quanto riguarda il supporto, le delaminazioni del compensato sono state incollate con adesivo vinilico e i listelli della cornice, sono stati rimossi, puliti e trattati con apposito biocida, e successivamente riapplicati con i chiodi originali interponendo dei distanziatori lignei per evitare di comprimere i bordi del colore.

 

Scheda riassuntiva del restauro

Il restauro è stato realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di restauro di Firenze.
Direttore dei Lavori: Cecilia Frosinini
Direzione Tecnica: Roberto Bellucci
Restauratori: Sara Bassi

Indagini diagnostiche
LABORATORIO SCIENTIFICO OPD: Alfredo Aldrovandi, Monica Galeotti, Federica Innocenti, Carlo Lalli, Giancarlo Lanterna, Alessandra Santagostino Barbone
CNR-INO: Marco Barucci, Raffaella Fontana, Enrico Pampaloni, Marco Raffaelli, Jana Striova

Documentazione fotografica: Giuseppe Zicarelli

 

Bibliografia

Bassi Sara, Lo “studio” di Piero Tredici ed il restauro della Besti a Macellata (1961): analisi dei materiali e sperimentazione sugli adesivi per la fermatura, tesi di diploma della Scuola di Alta Formazione e Studio dell’Opificio delle Pietre Dure; relatori R. Bellucci, C. Frosinini, G. Lanterna, A.A. 2014-2015

Bassi Sara, Lo “studio” di Piero Tredici ed il restauro della Besti a Macellata (1961): analisi dei materiali e sperimentazione sugli adesivi per la fermatura, in  “I giovani e il restauro. Arte nel tempo: significato, trasformazione e conservazione”: atti del convegno, Roma, 24-25-26 febbraio 2016, Padova, Il Prato, 2017

 

Sitografia

Bassi Sara, Lo “studio” di Piero Tredici ed il restauro della Bestia macellata (1961): analisi dei materiali e sperimentazione sugli adesivi per la fermatura