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Bustini di Santi in pietre dure

Oggetto: Tre bustini in glittica
Autore: Giuseppe Antonio Torricelli
Datazione: 1696-1705
Materiali: pietre dure
Misure (HxLxl): 24,5 x 17 x 11 cm (San Nazaro); 22 x 16 x 10 cm (San Celso); 23,5 x 16 x 7,5 cm (San Apollonia)
Collocazione: basilica dei Santi Apostoli e San Nazaro Maggiore di Milano
Riferimento archivio restauri: G.R. 13454, 13455, 13456
Durata restauro: 2016

Le tre sculture musive, con le effigi dei Santi martiri Nazaro, Celso e Apollonia, in origine decoravano il fastoso tabernacolo dell’altare maggiore nella basilica milanese dei Santi Apostoli e San Nazaro Maggiore. Realizzate dall’intagliatore fiorentino Giuseppe Antonio Torricelli, le opere, di eccelsa manifattura, furono donate al canonico fabbriciere della basilica dal Gran Principe Ferdinando. Nel tempo hanno subito varie vicissitudini, divenendo oggetto di numerosi e grossolani interventi di stuccatura ed integrazione.

In particolare, il busto di San Nazaro presentava talune irregolarità e sfalsamenti fra le parti lapidee, riferibili ad un pregresso incollaggio seguito alla rottura del busto in più pezzi; oltre alla presenza di stuccature malamente condotte, la sua superficie era inoltre offuscata da diffusi depositi, dovuti all’alterazione di cere e protettivi di natura coerente ed incoerente. Pertanto l’intervento è consistito nella verifica accurata della stabilità delle singole porzioni lapidee e nella messa a punto di un idoneo sistema di pulitura e d’integrazione. Infatti, sotto controllo del microscopio sono state eliminate le macchie, i depositi e le vecchie integrazioni ormai virate cromaticamente; in una fase successiva si è proceduto alla riconfigurazione volumetrica delle lacune ed al relativo ritocco pittorico, eseguito con la tecnica de puntinato. Nelle aree integrate l’effetto di lucentezza proprio delle contigue pietre dure è stato ottenuto mediante lucidatura della superficie con punte d’agata in modo da raccordare l’indice di rifrazione della luce alle zone originali.

Analogamente anche il busto di Sant’Apollonia è stato integrato secondo la medesima metodologia, lucidando lo stucco con pietra d’agata e poi applicando un protettivo a base di cera microcristallina sull’intera superficie lapidea.

Oltre a tali trattamenti, nel caso del busto di San Celso, è stato necessario attuare il rinforzo strutturale dell’opera per bloccare la leggera rotazione della testa rispetto alle spalle; a tal fine è stata colata all’interno delle commettiture del collo l’adesivo a base di colofonia e cera d’api, tradizionalmente impiegato dalla manifattura granducale per la produzione di opere in commesso ed in glittica. 

Bibliografia

- R. Gennaioli, F. Toso, S. Guarducci, Il restauro di tre bustini in pietra dura provenienti dalla basilica insigne dei Santi Apostoli e San Nazaro Maggiore di Milano in “OPD Restauro”, Firenze 28/2016, (2017), pp. 262-272.