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Mosaico pavimentale romano con Dioniso

Oggetto: Mosaico pavimentale
Autore: Arte romana
Datazione: II secolo d.C.
Materiali: tessere lapidee e rare tessere in terracotta
Misure (HxL): 290 x 220 cm (pseudoemblema) circondato da una fascia monocroma larga circa 1 m
Provenienza: via della Violella a Chiusi (scavo 1969)
Collocazione: Museo Archeologico Nazionale di Chiusi
Riferimento archivio restauri: G.R. 13359
Durata restauro: 2016-2018

Il mosaico, che in origine misurava nella sua totalità circa 20 mq, presenta uno pseudoemblema bianco-nero, in cui sono rappresentati al centro Dioniso su pantera e nella porzione inferiore due pantere affrontate ai lati di un grande kantharos, circondato da un litostrato monocromo a tessere grandi. Portato alla luce alla fine degli anni Sessanta del Novecento, fu subito staccato dalla sede originaria, dividendolo in varie sezioni poi ricollocate su sottili pannelli di compensato. Tale sistemazione di tipo provvisorio, disatteso il progetto di ricollocazione in sito, si è protratta per quasi mezzo secolo in attesa di una nuova destinazione per l’opera. In questo frangente le sezioni musive sono rimaste impilate una sull’altra nei magazzini del Museo, riportando gravi danni a causa delle sfavorevoli condizioni ambientali e della deformazione dei pannelli in compensato.   

All’arrivo nel Laboratorio dell’Opificio nel 2015, il mosaico, ancora coperto dalle tele impiegate per lo strappo, presentava estesi attacchi biologici su tutta la superficie, numerosi distacchi e perdite di tessere, soprattutto lungo i bordi delle sezioni. Lo studio sull’opera ed il progetto d’intervento sono stati svolti nell’ambito di una tesi di laurea della SAFS (A. Fonti, Progetto di restauro e ricollocazione su un nuovo supporto di un mosaico staccato da via della Violella a Chiusi (SI), relatori: L. Rocchi, A. Cagnini, S. Gualtieri, A. Patera, M. Salvini, A.A. 2015-2016).

Dopo le preliminari operazioni di disinfestazione ed asportazione dei depositi, è stato necessario restituire adesione alle tele in modo da evitare l’ulteriore dispersione di tessere. Eliminati i vecchi pannelli in compensato ormai compromessi, si è proceduto alla realizzazione di un nuovo supporto che rispondesse ai requisiti di inerzia chimica, compatibilità e durabilità. Sulla superficie tergale di ciascuna sezione musiva, opportunamente pulita, è stato quindi applicato un nuovo strato di malta secondo la formulazione messa a punto in collaborazione con il CNR-ISTEC di Faenza. La selezione di questo tipo di malta ha richiesto una lunga fase sperimentale, in cui sono stati eseguiti vari test su un ampio numero di provini per verificarne la resistenza, l’assenza di sali solubili ed il grado di compattezza adeguato al caso specifico. Successivamente, a contatto con tale impasto, è stato predisposto un pannello sagomato con struttura alveolare d’alluminio in grado di garantire l’idoneo sostegno.

A questo punto tutte le sezioni musive, già allettate sul nuovo supporto, sono state capovolte per poter effettuare sul recto la rimozione delle tele da strappo mediante vapore a getto controllato. Una volta liberato dalle tele, il tessellato mostrava una spessa incrostazione nerastra, che è stata asportata con un’azione combinata di tipo chimico e meccanico. A conclusione dell’intervento d’integrazione e di protezione, è stata infine ricomposta l’unità originaria del mosaico, seppur provvisoriamente in attesa del trasferimento presso il museo. 

 

Bibliografia

- A. Patera, A. Fonti, A. Cagnini, P. Pallecchi, L. Rocchi, M. Salvini, F. Toso, Il restauro come conoscenza: nuovi dati sul mosaico di via della Violella a Chiusi (SI), in “OPD Restauro”, 29/2017 (2018), pp. 91-107

- M. Salvini, A. Patera, A. Fonti, Anastilosi e restauro archeologico. L’inedito cantiere di via della Violella a Chiusi in Eresia e ortodossia nel restauro. Progetti e realizzazioni, Atti del Convegno Scienza e Beni Culturali, XXXII, 2016, pp. 655-662.

- M. Salvini, A.Patera, Chiusi (SI). Via della Violella. Progetto di restauro e valorizzazione di un mosaico figurato, in “Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana” n. 10/2014, (2015), pp.400-402.