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Cofanetto eburneo dalla Chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Veroli

Oggetto: Cofanetto eburneo
Autore: manifattura siculo-normanna
Epoca: XI-XII secolo
Materiali: struttura lignea, rivestita da placche di avorio policromo e dorato; cerniere in lega di rame dorata
Misure (HxLxP): 11,5x33,5x19 cm
Provenienza: Veroli (FR)
Collocazione: Chiesa di Sant’Andrea Apostolo
Direzione lavori: Sandra Rossi
Direzione tecnica: Cinzia Ortolani
Restauratore: Paolo Belluzzo, Ilaria Pennati
Indagini scientifiche: Simone Porcinai, Andrea Cagnini, Monica Galeotti, Isetta Tosini
Riferimento archivio restauri: G.R. 13545
Inizio restauro: febbraio 2019

I due cofanetti in restauro (G.R. 13545 e G.R. 13544) appartengono a una vasta schiera di oggetti in avorio prodotti nella Sicilia del XII-XIII secolo, nell’ambito di un sincretismo culturale siculo-arabo-normanno. I motivi decorativi sovradipinti raccontano scene suggestive, popolate di pavoni, uccelli e animali esotici, frammiste ad arabeschi, iscrizioni beneaugurali in arabo, figure di cavalieri e di santi. In particolar modo, cofanetti come quelli qui in esame (originariamente destinate a un uso privato e laico) sono sopravvissuti allo scorrere del tempo in quanto convertiti dal mondo cristiano in cassette-reliquiari.

Non è un caso, quindi, che dalla Abbazia di Trisulti siano confluiti, agli inizi del XIX secolo, alla Chiesa concattedrale di Veroli ben 5 cofanetti-reliquiario in legno e avorio dipinto (un sesto, strepitoso, di produzione costantinopolitana, è stato ceduto al Victoria&Albert Museum di Londra nel 1861).

Il restauro in corso offre l’occasione di un approfondito studio della tecnica di realizzazione di questa tipologia di manufatti e nuovi spunti di ricerca sui processi di deformazione del materiale eburneo. Il cofanetto, infatti, presenta evidenti curvature delle sottili lamine di avorio, con sollevamenti e distacchi delle stesse dalla struttura lignea.

Sono attualmente in corso esperimenti di deformazione forzata di analoghi frammenti di avorio, cui seguirà un tentativo di raddrizzamento, applicabile sulle lamine originali dell’opera, qualora si riesca a individuare un metodo efficace e sicuro, che non infici la conservazione della policromia.