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Timpano etrusco dipinto con Scena di banchetto, detto Frontone della Tarantola

Soggetto: Scena di banchetto con quattro commensali; in basso fregio continuo a 13 fasce.

Località: Tarquinia, Località Villa “la Tarantola”

Tipo tombale: Tomba a camera unica, scavata nella pietra, con soffitto a doppio spiovente

Anno di rinvenimento: 1904

Datazione: 520-530 a.C.

Proprietà: Direzione Regionale Musei della Toscana, Museo Archeologico Nazionale di Firenze

BREVE STORIA CONSERVATIVA

L’opera proviene da una tomba a camera unica, scavata nella pietra, originariamente situata nella zona di Tarquinia, databile al 520-530 a.C.; fu rinvenuta nel 1904, durante alcuni lavori agricoli.
La decorazione pittorica situata nel timpano della parete di fondo all’interno della tomba, venne distaccata da Fabrizio Lucarini (restauratore molto noto all’epoca) per conto del Regio Museo Archeologico di Firenze che comprò l’opera dal proprietario del terreno. Per il distacco della pittura dalla tomba inumata a 4,5 mt di profondità, fu operato un trasporto a massello che prevedeva l’asportazione sia della decorazione pittorica che del supporto calcareo: infatti insieme alla superficie pittorica vennero staccati 15-18 cm circa di pietra retrostante.

Da allora, con il nome di “frontone”, dovuto alla sua forma triangolare, l’opera è entrata a far parte del percorso espositivo del Museo Nazionale Archeologico di Firenze, fino all’ alluvione del 1966, quando, anche se non aveva subito particolari danni, venne trasferito prima nei magazzini e poi nei locali dei laboratori di restauro archeologico ed esposto solo in occasione di mostre, spesso all’estero. Il frammento archeologico etrusco è racchiuso ancora entro il telaio ligneo cuspidato usato da F. Lucarini per il distacco e per questo motivo può essere assimilato ad un frontone in quanto una cornice racchiude una superficie dipinta posta originariamente nel timpano interno della tomba.

Da ottobre 2018 il Frontone della Tarantola è in restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure, ed è stato oggetto di tesi della SAFS/PFP1 (con il titolo: Il frontone dipinto della tomba etrusca della Tarantola. Tecnica esecutiva, vicissitudini conservative, progetto ed intervento di restauro. Tesista: Gabriela Simoni; relatore coordinatore: Paola Ilaria Mariotti; relatori: Anna Patera, Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Roberto Bonaiuti). La tesi è stata discussa in data 22 luglio 2020, con voto 110 e lode


BREVE DESCRIZIONE

Il soggetto raffigurato è un banchetto con quattro commensali (uomini) recumbenti su un materasso posto al livello del suolo; il personaggio all’estrema sinistra viene chiamato ebbro dormiente, poiché ha la testa poggiata sul cuscino, gli occhi chiusi e il resto del corpo disteso. I personaggi sono coronati, hanno tutti i capelli lunghi ed alcuni hanno la barba; le figure sono vestite con chitoni chiari, himatia rossi e sono calzate con particolari calzature di tessuto dette coturni, anzichè con le tipiche calzature storicamente associate agli etruschi ovvero i calcei repandi.

Il personaggio con la barba, al centro della rappresentazione, regge con la mano sinistra una kylix, all’ estrema destra, oltre l’ebbro dormiente, sono rappresentati un oinochòe e un’anfora etreschi. Nel semitimpano sinistro, troviamo raffigurata una fiera: l’animale in letteratura è stato identificato con un leone o una pantera, ma la pulitura ha permesso di riportare in luce alcuni particolari che consentono di avanzare l’ipotesi che si tratti di una particolare specie di cane (Podenco Ibicenco). Infine, nella decorazione sono rappresentate ghirlande appese, alcune floreali e altre di stoffa.
In basso troviamo un fregio continuo di 13 fasce a colori alternati, rosso, bianco, nero e grigio.


PROGETTO ED INTERVENTO DI RESTAURO

L’opera si presenta come un oggetto 3D: per tale motivo il progetto e l’intervento di restauro hanno interessato tutti i lati del frontone e gli elementi che lo costituiscono.

Propedeuticamente al nostro intervento sono stati elaborati il piano diagnostico e i progetti conservativo e di restauro. A tale scopo è stato analizzato lo stato di conservazione di tutti gli elementi che compongono l’opera: la superficie dipinta e il suo supporto lapideo di macco (calcarenite organogena), il telaio ligneo, le malte di restauro, il gesso ed elementi in ferro presenti, posti in opera al momento del distacco e dell’estrazione dal sito di giacitura e origine. Il piano diagnostico aveva lo scopo di individuare i materiali originali, quelli di restauro e i prodotti del loro degrade, al fine di consentire la progettazione e la realizzazione dell’intervento conservativo.

Le vicende conservative hanno trasformato il manufatto in un unicum che doveva essere conservato nel suo insieme, non solo per il grande valore storico rappresentato - in quanto rara testimonianza di trasporto a massello come metodo di distacco che conserva tutti i suoi elementi ancora oggi - ma soprattutto per il fatto che gli elementi utilizzati per effettuarne il distacco, tuttora contribuiscono alla conservazione del bene, come le indagini diagnostiche hanno confermato.

Il  progetto di restauro è stato impostato basandosi su un articolato  progetto diagnostico, che ha applicato tecniche diagnostiche anche sperimentalmente, secondo criteri multidisciplinari e integrati; esso ha avuto il molteplice scopo di studiare l’opera e la sua tecnica esecutiva, portando novità nel campo della storia delle tecniche pittoriche. Di conseguenza, il progetto e l’intervento di restauro sono stati articolati metodologicamente, secondo le complessità del reperto archeologico in questione.

Particolare attenzione è stata riservata al progetto conservativo e di consolidamento del telaio ligneo, realizzato da Fabrizio Lucarini nel 1904, per il quale si è scelto di sperimentare un materiale composito costituito da un tessuto unidirezionale in fibra di carbonio messo in opera con resine epossidiche; esso, infatti, è in grado di garantire eccellenti caratteristiche meccaniche senza appesantire la struttura (ditta  C-SIX® s.r.l. di Monica Bartolomei e Michelangelo Micheloni, www.c-six.it).  Il progetto di consolidamento della struttura lignea ha lo scopo di garantirne il rinforzo, senza modificare le sue caratteristiche, seguendo il criterio del minimo intervento nella scelta della dimensione e della distribuzione delle fibre di carbonio.

A conclusione di questo intervento, che attualmente è l’unica fase da svolgere, verranno fornite le indicazioni idonee e necessarie per le future movimentazioni e per  la conservazione  dell’opera in ambito museale.

La pulitura della superficie pittorica è stata la fase più complessa e lunga del restauro: essa mirava all’assottigliamento o/e alla rimozione dei numerosi materiali di restauro apposti sulla superficie dipinta, specialmente degli strati di resina invecchiata di Polivinilacetato, presente in grosse quantità. La resina, infatti, non soltanto concorreva a alterare cromaticamente la superficie dipinta, ma contribuiva alla continua caduta di micro-frammenti di pittura, in quanto aderiva tenacemente al sub-strato pittorico, realizzato con una tecnica molto fragile, non ad affresco. Sono state rimosse anche tutte le molteplici ridipinture alterate e le numerose stuccature in gesso e in cemento ridipinte, limitandosi alle zone dove tale operazione non comprometteva la stabilità della superficie originale.

Le lacune presenti sono state risarcite con una malta speciale, dalle caratteristiche simili al substrato originale in macco e costituite dal macco stesso in polvere, partendo dalla pietra macinata e setacciata, miscelato a calce carbonatica; sulle nuove stuccature è stata effettuata la reintegrazione  pittorica con il metodo del la selezione cromatica del colore originale. Sul retro dell’opera le lacune presenti al livello dello strato di malta realizzata da Lucarini, sono state risarcite con malte dalle caratteristiche e materiali costitutivi simili, a base di polvere di macco macinato, cocciopesto e calce idraulica.

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Museo Archeologico di Firenze

Kylix


BIBLIOGRAFIA

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A breve (notizia del novembre 2020) verrà pubblicato un estratto della tesi di laurea dell’opera.

Frontone della Tarantola prima del restauro (luce diretta)Frontone della Tarantola prima del restauro (UV)Frontone della Tarantola prima del restauro: velinaturaFrontone della Tarantola dopo il restauro: dopo la svelinatura